ACCOGLIENZA

Nonostante siano trascorsi molti anni, la radioattività che ha contaminato tutto quello che si è trovato esposto alla ricaduta della nube non è affatto diminuita: il Cesio 137, l’inquinante radioattivo più dannoso per la salute, che si deposita soprattutto nella tiroide, si dimezza in circa trecento anni, quindi si può ben capire quanto la sua pericolosità sia ancora elevata.

Soggiornare per un mese in un ambiente non contaminato, nutrendosi con alimenti sani, fa perdere ai bimbi circa il 50% del cesio che hanno nella tiroide, riducendo così il rischio di sviluppare, con la pubertà, un tumore tiroideo.

I bimbi, generalmente in buona salute, vengono comunque seguiti da un’equipe medica, ed eventuali problemi sanitari non riscontrati in precedenza possono essere segnalati alle famiglie d’origine.

I bambini, che provengono dalla regione di Gomel, una delle zone più contaminate dalla nube radioattiva fuoriuscita dalla centrale di Chernobyl, arrivano a Pioltello di solito tra fine maggio e i primi di giugno, e si fermano circa trenta giorni. A differenza di altri progetti, i bambini cambiano ogni anno, in modo da consentire al maggior numero possibile di bimbi di risanarsi.

Durante il giorno, dal lunedì al venerdì, passano la giornata tutti insieme alla scuola elementare di Via Bolivia con attività che vanno dal gioco alla piscina, alle gite, sorvegliati dagli accompagnatori bielorussi e dai nostri animatori. Alle famiglie è richiesta l’ospitalità serale e nel fine settimana.

Il Progetto di accoglienza, per sostenere gli ingenti costi del viaggio e della permanenza, si autofinanzia mediante spettacoli, serate danzanti, vendita di Panettoni e Colombe pasquali, lotterie, cene: tutti possono partecipare a queste occasioni, che servono anche per conoscersi e stare in compagnia.

In questo modo, alle famiglie che decidono di ospitare un bambino non è richiesto assolutamente nulla dal punto di vista finanziario.

Abbiamo quindi bisogno di famiglie, enti, associazioni che continuino ad aiutarci a continuare nella nostra opera iniziata dieci anni fa e che speriamo continui per i prossimi anni.

Cosa ci vuole per diventare una famiglia che accoglie?

“Per ospitare un bambino occorre accogliere una famiglia, ma per accogliere una famiglia c’è bisogno di un’associazione”.

Si potrebbe riassumere così, con questo motto, l’esperienza dell’ospitare i bambini: “accudire e accogliere coloro che a loro volta accudiscono e accolgono i piccoli ospiti”.

Si accoglie chi accoglie perché ciò permette di: sostenere nelle situazioni di incertezza, contenere nei momenti di difficoltà, accompagnare nel consolidare i legami e allentare quando arriva il momento di separarsi e dirsi addio.

Così la famiglia non si sente sola e impotente ma circondata di attenzioni, coccole,  immersa in una rete che la protegge e la incoraggia proprio come essa incoraggia l’ingresso nella propria casa del bambino. Per questo quando il bambino arriva c’è una grande festa,  la comunità, si fa “villaggio” ed è pronta ad allargare le proprie braccia per accogliere.

E’ la “Comunità” 26 Aprile ad aprire le porte creando una famiglia allargata che saluta in un unico abbraccio, tutte le famiglie che si possono riconoscere come parte di una sola grande famiglia. Ma ecco come prende linfa e forma l’accoglienza di ogni famiglia ospitante.

Già durante la ricerca delle famiglie si pone la questione di individuare quella più rispondente ai bisogni dell’ospite, garantendo che l’esperienza sia l’occasione di un vero incontro per tutti.

Questa fase parte con l’individuazione dei bambini che soggiorneranno in Italia, per approdare alla visita di alcuni membri dell’associazione nel loro Paese con la conoscenza delle loro famiglie di origine. La famiglia ospitante durante il corso di lingua e cultura russa apprende in anticipo il profilo del piccolo, i suoi gusti, gli interessi, con chi vive. Queste riunioni serali permettono di creare un legame tra le nuove famiglie ospitanti e quelle “veterane”, una vicinanza utile per accudire non solo i piccoli ma anche per sostenersi una con l’altra.

L’accoglienza trova una quotidiana assistenza al centro estivo con dei bravi e affiatati educatori a disposizione per ogni chiarimento e scambio informativo ed anche  tramite il raccordo con i tutor delle famiglie ospitanti. Intanto il tempo scorre e purtroppo, si avvicina la triste data, quando i bimbi partono. Il cuore è carico di felicità per tutta la gioia vissuta durante il mese tuttavia la separazione porta tristezza e lacrime e allora, la sera della partenza, dopo che i bimbi ci hanno lasciato, ci si abbraccia tutti quanti per condividere anche il momento dell’addio attraverso l’ennesimo rispecchiarsi nell’esperienza di vita comune.

Così famiglie e Associazione si ritrovano nel momento della chiusura di un’esperienza a domandarsi perché accogliere un bambino.

E proprio da questa domanda si genera l’energia per la nuova accoglienza, come un cerchio che nella sua fine ha in sé l’essenza del prossimo inizio.